My spirit is: The current mood of psycoma@libero.it at www.imood.com pari intervallo | The Gutter (then...the moon)

The Gutter (then...the moon)

venerdì, marzo 31, 2006

IL MIO REGNO NON E' DI QUESTO MONDO



PRINCE è un genio. Ma non "tanto per dire". E' un genio assoluto; la quintessenza della sensualità in musica. Il concetto di concerto-performance portato a livelli sublimi. L'incarnazione del personaggio piùtotale e totalizzante. Sfumature e pettegolezzi lasciati ad altri. Il principe torna dopo il sorprendente "Musicology" con un album eccezionale: 3121. Eccezionale nel senso più puro del termine. Un'eccezione nella discografia. un punto di non ritorno per tutta la musica BLACK e R&B. Sì, avete letto bene. Il maestro che negli '80 aveva partorito gemme come "When doves cry" o "Purple Rain", torna nel mercato con un album che sposa senza riserve le sonorità BLACK - SOUL -R&B. Ovviamente lo fa a modo suo. E che dire: NON HO MAI SENTITO UN SUONO SIMILE. Semplicemente SPAVENTOSO. Un infinità di campionature (Comprese voci e chitarre) viene frammentata, rimpicciolita al limite dell'udibile. Oppure, amplificata a livelli di fagocitazione acustica (??!!)Stracci di melodie, graffi di sensualità. Un capolavoro, davvero. Una perla. Per gli amanti del genere, un must. Per chi ha apprezzato i due singoli.. anche. Lunga vita al Principe.

IN ALTRE PAROLE...


TITOLO:
"3121"
AUTORE: PRINCE
VOTO: ******
GENERE:  BLACK/R&B
DIFFICOLTA': ***
PER FARTI UN'IDEA: INCENSE AND CANDELS / TE AMO CORAZON

riempie l'etere: "ANIMA MEA LIQUEFACTA EST" by NICOLAS GOMBERT  from "MEDIA VITA IN MORTE SUMUS" performed by THE HILLIARD ENSEMBLE

scritto senza pensarci troppo da Psycoma quando l'orologio segnava le 18:32 e conservato senza cura alla voce pari intervallo | commenti (4)

sabato, febbraio 25, 2006

IL PESO DI UNA LAPIDE




Ho sempre pensato che, per un musicista, interrogarsi sul senso possibile dell'esistenza, significhi INEVITABILMENTE riflettere sul significato da dare ad ogni pausa. pausa. il tempo dell'attesa. il tempo dell'inaudibile. silenzio di molle placenta prima della luce. silenzio di legno e velluto. la fine delle note. la morte tra le vite. GIYA KANCHELI è uno di quei compositori che meglio sa rappresentare il senso dell'umanità di questo secolo. esseri umani sotto lo stesso cielo. uno sterminio di ferite che si aprono. fiumi di sangue che lenti inondano il mare di respiri di vita. tuto questo. IN L'ISTESSO TEMPO: l'ultima registrazione del compositore (targata ECM 2005) contiene tre opere semplicemente meravigliose: "TIME...AND AGAIN", "V&V", Piano Quartet "In l'Istesso Tempo".  Oleg Mainsenberg, pianoforte. Gidon Kremer, violino. Kremerata Baltica,orchestra d'archi. E potrei chiudere qui, perchè sarebbe sufficiente. Un perpetuo alternarsi di dolci pianissimo e brutali fortissimo. lunghe pause. flautati al limite dell'udibile (lunga vita a Luigi Nono). Kremer è semplicemente strepitoso e quanto aveva fatto con Jarrett in FRATRES di Part, viene amplificato a dismisura. Armonie fragili. ritmiche infinitamente continue, seppur interrotte. tutto in una lentezza sterminata. Come infinito e sterminato è il dolore dell'umanità che grida giustizia.  Contemporaneità. novecento. e il dolore non è più delle masse, non è la voce dei popoli, ma il grido disperato del singolo, dell'individuo. Un coltello che lento, spietato, entra nel fianco dell'uomo. una ferita che non smette mai di sanguinare. E' l'urlo della solitudine. l'urto della disperazione. l'urna delle ceneri dei morti. alla brutalità della sofferenza interiore, dà respiro solo la dolcezza del grembo materno. arpeggi circolari, quasi carillon, cercano di ridare speranza . è un ritorno all'infanzia. una voce di donna. lontana. registrata su nastro magnetico. canta. recita una nenia. una voce sola risponde. un violino. ma quella voce di uno, è la voce di tanti. e l'orchestra entra piano, sottovoce, per farsi sentire sempre di più. c'è salvezza per l'uomo. nessuna risposta. a ciascuno la sua.

Un album straordinario. da un genio del nostro tempo. malinconico, struggente. Ma anche luminoso. spaventosamente umano. Un esempio immenso di come possa esserci un connubio tra armoie contemporanee e trans-avanguardie. l'uomo al centro. il dolore al centro dell'uomo. la musica. la vita. l'amore. la morte.

IN ALTRE PAROLE...






TITOLO:
"IN L'ISTESSO TEMPO"
AUTORE: GIYA KANCHELI
VOTO: ******
GENERE:  CAMERA CONTEMPORANEA
DIFFICOLTA': ****
PER FARTI UN'IDEA: TIME ... AND AGAIN


riempie l'etere: ""CANTUS IN MEMORY OF BENJAMIN BRITTEN" by ARVO PART  from "FRATRES"

scritto senza pensarci troppo da Psycoma quando l'orologio segnava le 20:48 e conservato senza cura alla voce pari intervallo | commenti

martedì, dicembre 27, 2005

IL GESTO IMPLUSIVO DI CHI DESIDERA E PRENDE

Ricordo quando ascoltai la prima volta LA BALLATA DELL’ARDITO. E ricordo benissimo il FIUME di stati d’animo che m’invase allora. Ascolto ora il lavoro completo, “DISOBBEDISCO!”…  Diamine. Da dove cominciare... da dove cominciare, per parlare di un lavoro così. Un lavoro che mi coglie di sorpresa. Sì, perché si colloca in posizione diametralmente opposta a quella che sto percorrendo con gli Spiritual Front. Già. Mentre scendo a patti con Mefisto per creare qualcosa che rovesci il concetto di neo-folk, qualcosa che sia il compromesso possibile tra folk e pop… ecco… mentre lavoro ad un album di “canzoni”… mi trovo ad ascoltare un concept. CONCEPT. Parola troppo spesso abusata… come se bastasse una cornice, una copertina a tema, ed il gioco è fatto (l’ultimo concept con cui ho avuto a che fare è stato ELODIA dei defunti – per me – Lacrimosa). Un concept impegnato ed impegnativo… ma andiamo con ordine.

Potrei stare qui a raccontarvi la storia del Magg. RENZI e della musa archeo-futurista ELETTRA STAVROS, potrei spendere fiumi di inchiostro virtuale e parlarvi della presa di Fiume, del Comandante e di tutto il contesto storico della storia che andiamo ad ascoltare… ma preferisco parlare di ciò che amo di più, e ciò che più mi ha colpito, ovvero la Musica.  Che non significa “parlare di note”. Parlo di tutto ciò che fa di un componimento qualcosa di vivo.

Quando nel sito dell’Antica fonografia “IL LEVRIERO” pubblicarono tutto il concept dell’album, con la storia dei personaggi, con il contesto storico e l’ambientazione, VOLUTAMENTE mi rifiutai di leggerlo. Proprio perché non volevo essere condizionato al momento dell’ascolto. Quindi, ho ascoltato l’opera prima della Div. IANVA, senza conoscere, se non per grandi linee, la vicenda.

Dicevo, ho ascoltato l’opera. E cosa ho ascoltato. Cosa ascolto. Cosa VEDO. Vedo il concetto di FOLK. Il concetto di FOLK ITALIANO, martire sacrificato nel nome del denaro più meschino, crocifisso da pagliacci nostrani che hanno preferito altre sonorità, affogato nella mediocrità e nell’omologazione della schiera sterminata di pseudo-cantautori con il pugno sinistro alzato ben in vista, pugno che in Italia è la chiave di tante e tante porte. Ecco. Vedo Gesù Cristo che risuscita l’amico Lazzaro. E vedo la Div. IANVA che resuscita il Folk Italiano. E’ straordinario ascoltare un lavoro in cui confluisce il meglio della tradizione popolare e cantautoriale italiana. Italiana, ma non solo. Parlo di Musica, ma anche di testi, di impatto, di enfasi, di INTERPRETAZIONE. Fabrizio de Andrè, Jacques Brel, Scott Walker, Astor Piazzolla, la divina Mina (il che – scusate – chiama in causa il migliore Cristiano Malgioglio), Ornella Vanoni, Patty Pravo, i Mattia Bazar che furono, Edith Piaf, Charles Aznavour, Massimo Ranieri, Lucio Battisti, Ennio Morricone… sono i primi nomi che bussano alla mia porta all’ascolto di quest’inferno di note, pensieri e sentimenti. Nomi che bussano, ma che poi fuggono via.

Perché gli IANVA creano qualcosa di assolutamente unico e nuovo.

Ci sono due realtà (e sono REALTA’), nell’esistenza dell’uomo, che pur essendo eterne ed ancestrali, si mostrano sempre nuove e straordinarie. Le uniche due realtà che sconvolgono la vita dell’uomo: uno. L’AMORE. due. LA MORTE.

Amore e Morte sono i due pilastri su cui si fonda la storia, ma sono anche la chiave di lettura per il progetto IANVA stesso: la Morte delle illusioni, la Morte degli ideali, la Morte della Volontà, la Morte della tradizione, la Morte dell’amor patrio, la Morte della dignità.  L’AMORE. L’amore per la musica viscerale, l’Amore per il proprio Paese, l’Amore per la Poesia, l’Amore per l’Amore.

Enorme il lavoro sotto tutti i fronti. Testi stupendi: profondi, mai banali, epici, oscuri e figli della poetica Dannunziana. Le musiche… un tripudio di fisarmoniche, trombe, chitarre acustiche, ritmiche – ora marziali, ora popolari – pianoforti, leggeri come seta o pesanti come lapidi.

Ballate meravigliose: a volte languide ed amare (“La Ballata dell’Ardito”, “Vittoria Mutilata”), altre volte incalzanti ed infuocate (“XII-IX-MCMXIX: Di Nuovo in Armi!”, “Muri d’Assenzio”), altre ancora trasformate in danze di fuoco e sangue (Lo splendido “Tango della Menade” o “Sangue Morlacco”). E c’è ancora moltissimo da ascoltare, da scoprire e da vivere.

Al di là dell’aspetto narrativo, il carattere dei personaggi è plasmato alla perfezione dai testi che combaciano perfettamente a ritmi, melodie e sonorità. E quasi ti sembra di vederli, i soldati, il maggiore Renzi, Elettra, le danze, le marce trionfali, la goliardia, le canzoni, gli uomini che sono soldati e le donne che sono femmine. Ma soprattutto… riesci a vivere i loro stati d’animo. La disillusione per i sacrifici vani. L’amarezza di una pace che offendeva  i morti ed i vivi. Il furore di chi ha scelto di prendersi qualcosa che gli appartiene. Lo struggimento proibito dell’amore tra Renzi e Elettra. La delusione nell’infrangersi del sogno Fiumano. Il gelo della morte.

E, attraverso il vissuto di Altri uomini, - forse – i sentimenti di chi scrive, di chi canta, di chi suona:

Il rimpianto di un amore per il proprio paese che oggi è scomparso. L’ammirazione per uomini che ebbero il coraggio di “Sputare su decreti voluti da vecchi usurai”. La tristezza per una dignità che nell’Italia di “Natale a Miami” non c’è più. Il disprezzo per chi, con la sua superficialità, figlia di ideologie furbe e populiste, sputa sul proprio paese. Il disgusto per chi si vergogna di essere Italiano. La devozione all’Amore, sentimento primordiale ed eterno. Il coraggio di muoversi su territori poco commercia(bi)li. Spero, la consapevolezza di aver creato un grande lavoro.

Per concludere questo viaggio a ruota libera che, per mia scelta, posterò senza rileggere… cosa posso dire…

facilissimo puntare il dito contro gli IANVA ed incollare un cartellino con la scritta “FASCISTA” sulla copertina di “DISOBBEDISCO!”. Quante persone, ascoltando il grido che infiamma il refrain di “Di Nuovo in Armi”, parleranno di musica fascista. D’altronde, nell’Italia di oggi, basta molto meno per essere tacciati di fascismo. Ora, dico a tutte queste persone – che, sono certo, saranno tante -…dico a tutte queste persone: se dietro ad un tricolore vedete solo il simbolo del regime che fu, se dietro al genio di Gabriele D’Annunzio vedete solo un esaltato guerrafondaio, se nella parola NAZIONE vedete solo nazionalismo, se dentro un’uniforme vedete solo un assassino… beh… non meritate di godere della libertà che questi uomini, queste uniformi, questi valori, questo PAESE, vi ha regalato.

Grazie agli IANVA, che mi hanno emozionato, esaltato, intrigato, ferito, commosso.

Viva la Morte.
Viva l'Amore.

IN ALTRE PAROLE...



TITOLO:
"DISOBBEDISCO!"
AUTORE: IANVA
VOTO: ******
GENERE:  FOLK
DIFFICOLTA': ****
PER FARTI UN'IDEA: LA BALLATA DELL'ARDITO / TANGO DELLA MENADE


riempie l'etere: ""LAMENT" by GIYA KANCHELI

scritto senza pensarci troppo da Psycoma quando l'orologio segnava le 20:10 e conservato senza cura alla voce pari intervallo | commenti (3)

giovedì, dicembre 08, 2005

THE GOLDEN AGE OF GROTESQUE


Un tuffo nella densità di luoghi senza tempo, di personaggi che non invecchiano, di sentimenti senza luogo. E una spruzzatina di jazz. CAPOLAVORO.


IN ALTRE PAROLE...





TITOLO:
"THE CORPSE BRIDE MOTION PICTURE SOUNDTRACK"
AUTORE: DANNY ELFMANN
VOTO: ******
GENERE:  SOUNDTRACK
DIFFICOLTA': ***
PER FARTI UN'IDEA: TEARS TO SHED / THE WEDDING SONG


riempie l'etere: ""RUSSIAN DANCE" by TOM WAITS from "THE BLACK RIDER"

scritto senza pensarci troppo da Psycoma quando l'orologio segnava le 20:32 e conservato senza cura alla voce pari intervallo | commenti

venerdì, dicembre 02, 2005

SKIN



Quando ho incontrato per la prima volta MICHAEL EDEN, gli ho chiesto che tipo di musica suonasse. Con fare distratto ed umile, mi ha risposto: "Yah... music for people who's thinkin' about suicide...".

Mai definizione fu più appropriata. Ed io, lì. Io, che mi aspettavo musica depressiva e lagnosa. Io, mi ritrovo a fluttuare in una nuvola leggerissima di arpeggi lunari, loop delicatissimi, chitarre psichedeliche. e una voce d'incanto. E allora... si, musica per aspiranti suicidi. Che ad ascoltarla, ci ripensano. che, ad ascoltarla, trovano ancoira qualcosa per cui vale la pena restare un altro po'.

 Intenso, passionale, fragilissimo e sincero. questo è Michael Eden. Questa è la sua musica. La sua voce. La sua chitarra. E c'è poco altro da dire.

Mentre ascolto il suo lavoro, osservo le mie dita che accarezzano la tastiera. e tutto è rallentato. tutto è nuvola d'acqua.

Nel cuore, un concerto magico, delicato. mistico.


IN ALTRE PAROLE...



TITOLO:
"SECOND SKIN"
AUTORE: MICHAEL EDEN
VOTO: *****
GENERE:  "Music for people who's thinkin' about suicide..."
DIFFICOLTA': **
PER FARTI UN'IDEA: FALLOUT


riempie l'etere: ""AFRAID" by M.E. from "SECOND SKIN"

scritto senza pensarci troppo da Psycoma quando l'orologio segnava le 12:53 e conservato senza cura alla voce pari intervallo | commenti (1)

venerdì, maggio 20, 2005

NEL CUORE DEL MIO ESSERE




C'è il Medioevo austero, lontano. il Medioevo del Canto Gregoriano, degli Organa di Perotin e Leoninus. C'è il Medioevo più chiassoso, popolare. il Medioevo dei Carmina Burana, delle chanons , dei trovatori, dei menestrelli. Poi, c' è il Medioevo di "PROENSA". Una chiave di lettura intensa e malinconica. sobria e minimale. Siamo lontani dalle interpretazioni accese e spigliate di ensemble come  "CHOMINCIAMENTO DI GIOIA", '"ENSEMBLE UNICORN", "MICROLOGUS". PAUL HILLIER, il sommo Paul Hillier, fondatore e direttore dell'HILLIARD ENSEMBLE, si confronta con i Trobadori: Guilhem IX, Guiraut de Borneil, Raimon de Miraval, Marcabru, Bernard de Ventadorn, Peire Vidal, Guiraut Riquier. Paul Hillier, il sommo Paul Hillier, toglie ogni ornamento, ogni virtuosismo, ogni orpello strumentale. cosa rimane. Rimangono le melodie leggere e malinconiche di un'epoca d'amore e morte. Un album scarno, essenziale. lontano anni luce dai fasti del Medioevo dei più. Un album difficile. Quattro strumenti: Viella, Salterio, Liuto ed Arpa. quattro strumenti che si limitano a commentare le melodie, quattro strumenoi che suonano poco. e quando suonano, non lo fanno neppure insieme. Il resto è affidato alla voce - come sempre, strepitosa - del maestro Hillier. la sua voce grave, vellutata, morbida, austera. Le melodie antiche prendono vita in un lungo, lentissimo flusso di coscienza.  settanta minuti in cui il Tempo si ferma incantato ad ascoltare queste note meravigliose.  che raccontano amori senza tempo, personaggi misteriosi, la vita, la morte. l'Amore. prima di noi. prima di sempre.

IN ALTRE PAROLE...



TITOLO:
"PROENSA"
AUTORE: PAUL HILLIER
VOTO: *****
GENERE: MEDIOEVALE
DIFFICOLTA': ******
PER FARTI UN'IDEA: AISSI CUM ES GENSER PASCORS


riempie l'etere: ""JERUSALEM" by FRANCOIS COUPERIN from "LECONS DE TENEBRES"

lunedì, maggio 16, 2005

EK NEKRON



Il suono che trascende il senso stesso del Tempo. la voce di un’anima ferita. l’anima che piange tenerezza e disperazione. l’anima del mondo. il Tempo  scompare, il tempo scompare. rarefatto, sgretolato,  imbrigliato in meccanismi cos’ complessi e rigorosi. accordi che schiantano il cielo della cattedrale. silenzi che risuonano in eterno. e una lingua perduta in un millennio antico. E’ vero che la musica è nell’aria. che l’uomo cerca di coglierla. che il genio la contempla. la contempla, la comprende, la trasforma. ed è tutto qui. novanta minuti che si dilatano in un flusso eterno di armonie senza tempo. un genio che ha guardato il Tempo negli occhi. e ormai l’ha trasceso. un grido di dolore e speranza. La preghiera dell’uomo. la disperazione nel dolore. la commozione nella Pace. Dopo “MISERERE”, l’opera più bella di PÄRT.


I
N ALTRE PAROLE...

TITOLO:
"KANON POKAJANEN"
AUTORE: ARVO PÄRT
VOTO: ******
GENERE: SACRA CONTEMPORANEA
DIFFICOLTA': ****
PER FARTI UN'IDEA: ODE IV / PRAYER AFTER THE CANON


riempie l'etere: ""MYSTERIES OF THE MACABRE" by GYORGY LIGETI from "LE GRAND MACABRE"

mercoledì, maggio 04, 2005

YOU ARE A BIRD NOW



Amo la musica antica. la musica che non nasceva dal bisogno di originalità, ma dalla pura e semplice creatività. creatività. che è sinonimo di onestà. "Antony and The Johnsons" non fa musica innovativa. non inventa nulla. Ma ogni nota. ogni nota che prende corpo da quel palco vibra come corda tesa. violino, violoncello, chitarra acustica, basso, pianoforte. e basta. perchè non manca nulla. perchè non c'è bisogno di aggiungere nulla. e basta una nota una per volare. ad occhi chiusi, ad occhi aperti. ad occhi gonfi di pianto. non importa. per un paio d'ore ho volato anch'io. e questo basta. un concerto che resterà per sempre in un angolo del mio cuore. magari nascosto, magari assopito da nuove emozioni. Ma resterà sempre lì. per tornare ogni tanto. a ricordarmi quanto in alto si può volare.

Postilla: quando si tratta di ottima musica, incontro sempre gli stessi figuri...

riempie l'etere:  "ALEXANDER PLATZ" from "GIUBBE ROSSE" performed by FRANCO BATTIATO

martedì, aprile 26, 2005

E' GUERRA E MORTE.




Proverò ad essere sintetico. proverò a racchiudere in poche righe il senso. il senso di un opera immensa. un'opera che ha scavato una ferita profondissima nel mio animo: The "WAR REQUIEM" di LORD BENJAMIN BRITTEN. Un monumento al nostro tempo. alle sue contraddizioni, a tutta la sofferenza che si lascia alle spalle. a tutto il dolore che vive ogni giorno. un monito al male disperato che l'uomo compie nel suo vivere. oggi più insensato che mai. Sei lunghissimi movimenti: "Requiem Aeternam", "Dies Irae", "Offertorium", "Sanctus", "Agnus Dei", "Libera Me". Un'ora e mezza di musica. La sua estrema complessità formale mi impedisce di approfondire l'argomento. dico solo che l'organico è enorme e scomposto  in tre differenti sezioni: Orchestra sinfonica con coro e soprano solista; un'orchestra da camera con baritono e tenore solista; un coro di voci bianche accompagnato dall'organo. Benjamin Britten alterna il testo latino della "missa pro defunctis" ad alcune poesie simboliste di WILFRED OWEN, un giovane soldato inglese morto in battaglia, "ll più grande poeta inglese della grande guerra". Il contrasto è enorme. Mentre le parole senza tempo della messa latina risuonano nella cattedrale, i versi amari, crudi, agghiaccianti di Owen si aprono varchi nello spazio. l'amore perduto. la guerra. il nemico. la morte. visioni spettrali avvolgono l'aria satura di cenere e sangue. le trombe del giudizio irrompono spietate nei ventisette minuti del colossale DIES IRAE. L'armonia si sgretola. gli angeli non ci sono. le loro voci sono lontane. come il suono dell'organo. Nel "Lacrimosa", il lamento straziato del soprano si fonde con le voci del coro. lente. sillabate. pesanti come cadaveri. l'orchestra solleva il suo canto. tutto sembra volare, ma il dolore dell'uomo è troppo. non cè pace, non c'è quiete. non in questo mondo. questo sembra volerci dire Britten. In tutto il lavoro regna un'inquietudine profonda. tutto il disagio di un'umanità ferita. I tre organici si alternano in una simbiosi perfetta, si rincorrono senza mai incontrarsi fino in fondo. Il cielo è in alto, l'inferno è qui. Solo nel finale del "LIBERA ME", il coro, i solisti, le voci bianche, le orchestre si uniscono nell'invocazione della pace eterna. "Libera me de morte aeterna". Le voci di tutti gli uomini senza più nome, le grida dei bambini mai nati, le lacrime delle donne stuprate, gli abbracci dei giovani amanti mai più incontrati. tutta la tragedia dell'umanità prende forma. ovviamente in musica.  Un'opera unica. Difficile, certo. così come è difficile accettare il dolore. Un lavoro lungo, gelido, spaventoso, pesante come una lapide. Eppure intenso, emozionante, tragico, commovente, luminoso, coinvolgente. Un capolavoro assoluto. Un monumento alla condizione umana. La voce di chi non ha più voce.




IN ALTRE PAROLE...


TITOLO:
"WAR REQUIEM"
AUTORE: BENJAMIN BRITTEN (1913-1976)
VOTO: *******
GENERE: CONTEMPORANEA
DIFFICOLTA': *****
PER FARTI UN'IDEA: DIES IRAE

 

riempie l'etere: "BLIND DOG" from "VARIOUS FALURES" performed  by THE SWANS

sabato, aprile 23, 2005

 S'APRE IL CIEL; IO VADO IN PACE



"Bisogna glorificare il più grande degli innovatori, che la passione e la morte consacrarono veneziano, Colui che ha il sepolcro nella chiesa dei Frari, degno d'un pellegrinaggio; il divino Claudio Monteverdi: anima eroica di pura essenza italiana."  Gabriele D'Annunzio




riempie l'etere: ""IO CHE NELL'OTIO NACQUI E NELL'OTIO VISSI" by CLAUDIO MONTEVERDI from "L'OTTAVO LIBRO DE' MADRIGALI" performed by CONCERTO ITALIANO

mercoledì, marzo 30, 2005

 NO SURPRISES

Mente aperta. per non fermarsi alla seconda impressione (cosa che fa la maggior parte del mondo....). Quando ho messo su "I AM A BIRD NOW" di "ANTONY & THE JOHNSONS" non ne avevo assolutamente sentito parlare. Ho ascoltato qualcosa di assolutamente bello. semplicissimo. ma molto molto bello. Pensavo che non sarei arrivato alla fine perchè mi sembrava troppo intenso ed intimista. Invece, alla fine, ci sono arrivato. e sono ancora vivo. E non perchè l'album perde smalto, ma perchè lo smalto è lo stesso. Insomma, ho scoperto che l'album è datato 2005 e non 1979. D'altronde la voce di Wainwright mi ha fatto  accendere una lampadina. Una getilissima carezza al cuore. questo sì. una dolcissima, intensa, commovente carezza al cuore. Ma una carezza che non diventa abbraccio, nè bacio, nè amplesso. Come un sorriso che una spledida donna ti regala, magari mentre stai in metro.Vi guardate un secondo, le sorride. poi si volta da un lato e ti mostra un mezzo profilo. Poi non vi rivedrete mai più. E il ricordo di quel sorriso tornerà ogni tanto a trovarti, magari quando ne sentirai il profumo. Ecco. Un album che potrebbe girare in loop, così leggero e dlicato. Bello e semplice. Intenso e breve. Nessun capolavoro, nessuna trovata geniale come tanti lo definiscono. Ma un album piccolo e dolcissimo. Non noioso, non banale. Non inventa nulla (e quando dico nulla...), ma è suonato da Dio (il che non significa senza sbavature) , con una compattezza incredibile ed interpretato col cuore. Un album che non può sconvolgere la vita di chi ha una cultura musicale con la C e la M. Ma può portare un po' di dolcezza nel cuore di molti. Ecco. un po' come quando due amanti si scambiano un bacio. un semplice bacio. Un piccolo, breve, dolcissimo bacio.

  IN ALTRE PAROLE...

TITOLO: "I AM A BIRD NOW"
AUTORE: ANTONY AND THE JOHNSONS
VOTO: ***
GENERE: POP
DIFFICOLTA': *
PER FARTI UN'IDEA: FOR TODAY I AM A BOY

 

riempie l'etere: "GRIZABELLA, THE GLAMOUR CAT" from "CATS" by ANDREW LLOYD WEBBER

venerdì, marzo 25, 2005

IO SO DI ABBRACCIARE LA MORTE

 

Il destino della conoscenza è la sofferenza. già. Qualcuno ha deciso che gli SPIRITUAL FRONT suonano neo-folk. questo significa alcune cose: che ci tocca suonare con band assolutamente insulse; che troppe volte apriamo per qualche tizio che comincia a declamare frasi fatte su una base preregistrata; che ci tocca ricevere applausi da personaggi con l'uniforme nazista, con capello-baffetto simil-Hitler etc... etc...  Chiusa parentesi introduttiva.

Parliamo del concetto di Folk, anzi...  del concetto di Neo-folk. La faccio semplice: per folk si dovrebbe un "genere" musicale in cui confluiscono le leggende, le credenze, le tradizioni, il "substrato culturale con tutto il bagaglio dell'immaginario collettivo" (come direbbe qualche strutturalista) di un popolo. Per Neo-Folk, si dovrebbe intendere un "genere" che, in tempi recenti, ha riportato in auge certe sonorità sepolte dal progresso e dalla ricerca della novità. Uno sguardo alla tradizione, insomma.

Tutto questo in teoria.

Eh si, perchè questo pseudo-prospetto ideologico-culturale si è concretizzato in uno dei fenomeni più ridicoli, patetici ed inquietanti che la storia della Somma Arte abbia mai conosciuto. Un bel giorno, dalla terra di Germania (che tanta bellezza sublime ci ha donato in passato...), arrivarono manipoli di cialtroni travestisti da finti militari, mascherati da buffoni. Hanno imbracciato una chitarra acustica, hanno percosso due tamburi, hanno sventolato un paio di bandiere... ed ecco il gioco era fatto: ecco i club riempirsi di disadattati in uniforme. Gente che, al 90%, non ha mai messo piede in una caserma, gente che s'è fatta riformare, gente a cui non costa nulla parlare di patria, bandiera, appartenenza. Perchè sono idee abbracciate per trovare un'identità . Perchè, a loro, le idee di popolo, di patria, di identità non sono costate nulla. Sono solo un porto dove trovare rifugio sicuro. Dunque... Neo-folk=Nazi-fascismo=Uniformi fai-da-te=Chi guarda al passato=nostalgico=fascista...

Ricordo quando ho fatto l'allievo ufficiale. ricordo il sapore amaro delle giornate, la solitudine della sera. ricordo l'idea precisa di distanza. il pensiero che QUELL'UNIFORME, rappresentava una differenza. la differenza tra chi l'ha indossata e chi no. E ricordoi fucili, le mitragliatrici, ricordo le bombe a mano. ricordo di aver pensato "quanto basta poco per uccidere qualcuno". Ricordo il pensiero di un universo di stati d'animo e sentimenti che ardono dentro unappartente uniformità. E ricordo di aver pensato: "l'uniforme di un soldato dev'essere davvero forte, perchè deve contenere, nascondere, deve arginare il fuoco di sentimenti, volontà, paure che ardono nello spirito di un uomo che va incontro alla morte con un'arma in mano. ecco.

Io, non so se Mercy, Argento e tutta la divisione IANVA abbiano mai tenuto in mano un'arma. ma poco importa. perchè quello che ascolto è vita. C'è un fuoco che arde al di là di ogni preconcetto pseudo-artistico-musicale. PER LA PRIMA VOLTA, ascolto un'idea che può dare senso al concetto di Folk Italiano. E non è una definizione limitante. Perchè l'Italia è il paese che più ha dato nella storia della Musica. Ed oggi, che sono costretto a subire la divinazione di feccia pura come Renga, Vasco, Ligabue, etc... ecco.. oggi, ascoltare un progetto che fa resuscitare l'oro della tradizione italiana-europea dai primi del '900 ai '7o, e lo fa così bene, è una grande gioia. Le grandi voci della passata melodia italiana ascoltano con approvazione i versi intensi e decadenti (ma MAI di maniera!) che Mercy e Stefania interpretano con intensità e passione. Se parlassi di coerenza, mi imbatterei in non-dibattiti politici, ma non mi interessa. Non parlo della pseudo-coerenza superficiale figlia di un bisogno di identità dei tanti mentecatti che continuano a salutami con un "Heil Kameraten!". Parlo di un'idea, un concetto chiaro, preciso, perfetto. Parlo di una direzione specifica che la Divisione IANVA sceglie. La differenza tra chi si riconosce nelle passioni che cerca di raccontare e chi invece racconta stronzate per soldatini  dell'ultima ora.

Ero al volante della mia auto quando ho ascoltato per la prima volta LA BALLATA DELL'ARDITO. Ho acceso una sigaretta. E ho dovuto fermarmi. Perchè certe parole vanno pesate. con lente boccate di fumo. Perchè conosco il senso della sfida del Maggiore Renzi. Perchè, a volte, quell'uniforme ancora me la sento addosso. Il Fa minore dopo il primo Do minore del ritornello, s'è aperto un varco nel mio cuore. quanta intensità. Versi amari e decadenti. Diavolo... "Tenente Puri, presente!". UN SOGNO D'ELETTRA. In questa out-take si respira maggiormente l'aria di musical-concept, con diversi temi e cambi di tempo (ma non pensate al prog, mio Dio...). Calore, calore. Calore e passione. Sentimenti senza tempo raccontati in un altro tempo, in una città scomoda (La Libera Repubblica di Fiume...). Scomoda all'orda di pecore Italiote che trascorrono i loro giorni a fuggire dall'identità, a stronzeggiare sul sentirsi "cittadini del mondo", a fantasticare un mondo senza guerre, ad inseguire l'ideale della pace e della fratellanza. L'uomo è figlio del conflitto. E la guerra che combattiamo è prima di tutto dentro di noi. Il cuore di un soldato batte più forte degli altri. E se non avete mai osservato una donna nell'abbraccio di un'uniforme, non sapete di cosa parlo. Un civile firma un contratto. Un militare giura. e questo basta. se ancora vale qualcosa.

Dovrei sconsigliare "LA BALLATA DELL'ARDITO" ai più. perchè se Francesco Renga col suo Angelo è in vetta alle classifiche, e se la new sensation del Brit-rock cambia una volta al mese... a che cazzo serve aprlare di un lavoro così bello e personale? Così intenso ed onesto? Un lavoro che prende vita da tutto ciò che l'italia di oggi rinnega con superficialità e disprezzo... Ovviamente, mi si darà del fascista, così come - immagino - sarà stato dato al progetto IANVA. Ma che cazzo ne sapete. Voi che sputate sul Vate, continuate a sopravvivere nella vostro quotidiano, che vi riempite la testa di stronzate e le orecchie di merda. E il bello è che non lo saprete mai. Perchè certe occasioni si perdono per sempre. Ai pochi (come sempre) che sapranno apprezzare... buona vita. Perchè l'arte è sempre per pochi. Alla Divisione IANVA: complimenti. Musicisti eccellenti ed interpreti intensi.

 IN ALTRE PAROLE...

TITOLO: "LA BALLATA DELL'ARDITO"
AUTORE: IANVA
VOTO: *****
GENERE: FOLK (?), MUSICAL (?)
DIFFICOLTA': ***
ETICHETTA: ANTICA FONOGRAFIA "IL LEVRIERO"
PER FARTI UN'IDEA: NON SCARICATE, NON FATE GLI STRONZI!
riempie l'etere: "AMSTERDAM" by "J.BREL  from "LA BALLATA DELL'ARDITO"  performed by IANVA

martedì, febbraio 15, 2005

L'ULTIMA MELA POI...

Sicuramente uno dei migliori San Valentino (o Santi Cirillo e Metodio, se preferite...) degli ultimi anni: concerto di FRANCO BATTIATO al Gran Teatro. Ci sarebbero tante cose da dire. tante osservazioni su un ARTISTA che non si stanca di percorrere strade sempre nuove. un uomo che realmente ti sorprende. perchè quando sceglie un percorso, da un momento all'altro, può decidere di tornare indietro. e, nel tornare indietro, non sai mai se sceglierà la stessa strada o ne percorrerà un'altra. o se si volterà nuovamente per riprendere il percorso iniziale. Si. dovrei parlare di questo, dovrei parlare della maestria e della classe. del suono compatto dei sintetizzatori, della fusione perfetta tra i campionatori e gli strumenti live. dovrei parlare della magia di "VIA LATTEA" , della solitudine sconfortante di "E' STATO MOLTO BELLO" (da quel geniale "GOMMALACCA", dai più sottovalutato ed incompreso):i due brani a cui assegno l'oscar della serata.  Ma anche della noia nella parte finale. quella in cui, volenti o nolenti, il mercato la fa da padrone: ed ecco le solite Bandiera Bianca, Cuccuruccucù, Centro di gravità permanente, che a me sanno di minestra riscaldata. E credo anche al buon Franco... la tristezza è - come sempre - nella constatazione della pochezza delle persone: mute e apparentemente affascinate dai brani "difficili" (leggi: interrogative e perplesse nell'atteggiamento del tipo: Ma che cazzo è 'sta roba? Boh? però non la capisco.. dev'essere roba intellettuale... BRAVO FRANCO!!!!). Ecco..beh... migliaia di persone che erano lì solo per ascoltare quei cinque sei pezzi così semplici e sopra le righe, rispetto al genio di brani come "LA PORTA DELLO SPAVENTO SUPREMO", "ERMENEUTICA" o "SHAKELTON". - per limitarmi ai brani eseguiti- . Franco si concede alcuni passaggi di elettronica estrema davvero "hard". Il teatro è completamente saturo di synth e modelli analogici, di distorsioni e frequenze campionate in loop. Intanto i cervelli sono scappati.

Io Continuo a sognare un concerto con brani "minori", tipo Le Aquile, Fisiognomica, Sequenze e frequenze, Selezioni dal bellissimo Ghilgamesh... intanto... continuo ad assaporare questi grandi momenti. Grandissimo concerto, grandissima band, immenso Franco Battiato. Il popolo, come al solito subisce passivo. amen.

  riempie l'etere: "LA ROUSSEROLLE EFFERVATTE" by "OLIVIER MESSIAEN  from "CATALOGUE D'OISEAUX (IV LIVRE)" performed by ANATOL UGORSKI

domenica, gennaio 09, 2005

   ...MA DURARE ATTRAVERSO SECOLI

Ci sono suoni che ti hanno accompagnato. nei giorni senza fine che trovi accatastati nell'angolo del trascorso. e ci sono suoni che ti hanno PLASMATO. suoni che hanno modellato il tuo fare Musica. che quando li ascolti, SAI che scorrono nel tuo sangue. prima ancora che le tue note diventino materia. Eccoli. questi suoni. questa attitudine. questa band. e questo album. FLORIAN FRICKE e i POPOL VUH. Nomi che a molti appariranno suoni informi. E sto parlando del 1978. Poco importa. poco importa quando ascolti questo suono così plumbeo, così nero. eppure così vivo. le divinita' primordiali si muovono leggere tra moog ancestrali, percussioni minimali, sitar, oboe. e danze tribali di un tempo che forse non fu mai. Brani che porto con me da sempre. ascoltarli così, ripuliti, senza il fruscio della testina. senza alcun ritocco. ascoltare lo Spirito Assoluto prendere forma in suoni primordiali, mantra ipnotici, nenie senza tempo. E il pensiero non puo' fuggire dalle splendide immagini di QUEL FILM che ami tanto. "La vita senza amore è la condanna più crudele ed abietta". Vero.

L'immagine “http://www.soundohm.com/france/Popol-Vuh-Nosferatu-EGG.jpg” non può essere visualizzata poiché contiene degli errori.

 IN ALTRE PAROLE...

TITOLO: "NOSFERATU: ORIGINAL SOUNDTRACK (Remastered)"
AUTORE: POPOL VUH
VOTO: *******
GENERE: AMBIENT / FOLK / ESOTERICA
DIFFICOLTA': ****
ETICHETTA: SPV
PER FARTI UN'IDEA: "BRUDER DES SCHATTENS / DIE UMKEHR"

riempie l'etere: "LE VERBE" by "OLIVIER MESSIAEN  from "LA NATIVITE' DU SEIGNEUR" performed by LOUIS THIRY

mercoledì, dicembre 01, 2004

AFTER THE POISON

Delusione.  Ieri sera, concerto di MARIANNE FAITHFULL all'Auditorium.

Prima del concerto, sale sul palco un bassista nero con bandana in testa che si esibisce in un improbabile e quanto mai fuori luogo sexy-pop primi '80, due brani voce/chitarra classica, due brani voce/basso/base campionata. questo in teoria. in pratica, parte la base synth, mega tastieroni etc etc... , ma dopo dieci secondi, la base salta. e lui continua TUTTO il brano solo con il basso. (e visto il genere abbastanza ricco di modulazioni e passaggi armonici...ho dovuto fare appello a tutta la mia sapienza musicale per INTUIRE gli accordi che avrebbero dovuto accompagnare la melodia). Dopo... non ci prova neppure a far partire la base campionata. e allora... esegue una sorta di spiritual ("Jeeesus... Jeeesus...") voce e basso.. incitando la folla oceanica a batere le mani a tempo. Quattro brani. se ne va. esce Marianne Faithfull? Negativo. Si riaccendono le luci. e i roadies comincianoa sistemare i fogli con le scalette, gli asciugamani etc... passano buoni venti minuti... come uccidere una improbabile atmosfera di ascolto... 

Finalmente si ri-spengono le luci... entra La Musa.

Comincia il concerto.

Marianne non ce la fa piu'. il suo carisma è inalterato, la sua voce sempre emozionante, ma guardandola, mi è tornato alla mente l'ultimo show di Sinatra (a Marino), in cui il buon Frak (R.I.P.) dimenticò le parole di My Way. Tra un brano e l'altro, Marianne inforca gli occhiali e va al leggio... "What's the next?"... sbaglia alcuni attacchi...  tempi morti tra una strofe e l'altra... ma questo non conta. va bene cosi'. invece...

La band è assolutamente incapace. il chitarrista elettrico uno zappatore completo... si cimenta anche in un paio di assoli terrificanti ed imbarazzanti. ovviamente tutti gli ex sessantottini in sala gongolano e si lanciano in applausi di entusiasmo. e questo la dice lunga sulla "cultura rock". passata e non.  Il tastierista prende una stecca clamorosa (per chi se n'e' accorto) sul primo ritornello di "No Child of Mine". BRAVO! Il bassista (che poi era il nero di prima) trascorre i primi quattro brani sbracciandosi per far alzare il volume del suo monitor. Il batterista e' eccezionale. l'unico che si salva davvero. Nel complesso .. pessime le scelte di esecuzione: i musici suonano in uno stile assolutamente fuori luogo e fuori contesto. sezione ritmica spesso tendente al soul, una chitarra che sembra alle prime armi, ne' blues, ne' country, ne' niente. panico. davvero panico. io e mio fratello restiamo con poche parole imbarazzate.

La scelta dei brani è interessante, ne' troppo incentrata sull'ultimo (bellissimo) "BEFORE THE POISON", ne' troppo autocelebrativa. Ho un enorme rispetto per la storia, la vita ed il peso artistico di un'interprete come Marianne. e quindi non ho dato peso alla sua totale staticità sul palco, al suo muoversi goffo. sapevo di andare a CELEBRARE un pezzo di storia. mi ha fatto sorridere (ed anche un po' pena) vedere Marianne che non sapendo quando entrare, andava da quel servo della gleba del chitarrista a cercare di farsi dare la nota o l'ingresso.  ma tutto questo passa. è vecchia. ha una gran vita alle spalle.

Ma io ho pagato. e non accetto di vedere una band così impreparata e sommaria. i punti morti si sprecano all'interno di molti brani, gli assoli superflui e noiosi. un sound totalmente privo di compattezza. insomma sembrava una incerta jam session fatta da musicisti mediocri. e in effetti... ecco. questo non lo accetto. non lo accetto, perchè Marianne è un mito ed è assurdo che venga accompagnata da una band cosi' scarsa, e non lo accetto perche' sono andato a vedere un concerto all'auditorium, luogo "sacro" (mi faccia il piacere) della musica per Roma. la cosa mi ha fatto un po' incazzare.

Marianne non concede il bis... concerto relativamente breve (un'ora e mezza scarse) ... belle "Sister Morphine", "Falling from Grace", "Working Class Hero".. ma è più l'affetto che lega pubblico e artista che altro...

Che dire... poche emozioni, molto imbarazzo, un po' di veleno. peccato. peccato. peccato.

Che vergogna.

riempie l'etere: "ANYTIME SOON" from "SYSTEMS/LAYERS"performed by RACHEL'S