giovedì, gennaio 11, 2007
DESTINO


APOCALYPTO è un bel film. Partiamo da qui. Eppure, appena terminato, ho pensato: "una mezza cagata". In fondo ero stato tropo crudele, forse solo un po' deluso. Sono un grande estimatore di "The Passion of the Christ", e trovo che - nonostante tutte le critiche - Gibson, a modo suo, stia aggiungendo qualcosa nel mondo della celluloide. La storia è molto semplice: un guerriero di una piccola tribù della civiltà dei Maya viene fatto prigioniero per essere sacrificato al dio sole, dunque fugge per salvare la sua vita e quella della moglie (incinta) e del suo piccolo. Un film d'avventura a tutti gli effetti, senza particolari sottotesti, senza moralismi di sorta. Conoscendo i precedenti Gibsoniani, conoscendo il tema, mi aspettavo un tripudio di sangue - delirio di onnipotenza - esaltazione totale (il che non mi sarebbe dispiaciuto); invece, Gibson evita tutto ciò: l'occhio dello spettatore è DENTRO ogni scena (come in un quadro di Caravaggio, come accadeva nella Passione di Cristo), ma resta osservatore (anche divertito, ma MAI COMMOSSO) da FUORI. Apocalypto non è un film particolarmente violento, nè particolarmente disturbante: senza arrivare ai trascorsi di Brian Yuzna o George Romero, film come "Predator" o i più recenti "Old Boy" e "Bittersweet life" sono andati BEN OLTRE le scene mostrate da Gibson.
Osserviamo la lotta per la sopravvivenza di uomini-animali (in senso buono, cioè parte della natura dalla foresta). Il limite enorme del film è la pochezza di idee (in sede di sceneggiatura): la prima mezz'ora è davvero splendida: bellissime le sequenze di goliardia tra i guerrieri, l'autoironia del capo, la grande umanità della comunità (questo a confutare le solite accuse di razzismo), quando il villaggio viene attaccato ti aspetti una carneficina che non arriva; i prigionieri vengono "deportati" e assistiamo ad un surrogato della via crucis della Passione di Cristo; La sequenza del sacrificio è un'altro macello disatteso (che sia ben o male non sta a me dirlo); altra bellissima sequenza: la fuga dei prigionieri (capolavoro di montaggio), dunque la lunghissima epopea del protagonista. Dopo mezz'ora di film, sai già come andrà a finire ogni sequenza. Eppure lo spettacolo è totale, la fotografia e il montaggio sono da urlo: scene mai viste, interazione totale di luce-suono-azione. Gli uomini sono tutt'uno con la foresta che respira.
In tutto ciò, Gibson non vuole esaltare lo spettatore: Apocalypto non è Braveheart: non c'è patriottismo, non c'è una sequenza una che punti a "fomentare" il pubblico: Gibson si ferma (la musica pure) quando stai per alzarti e sollevare la tua scure da guerra.
Altra nota positiva: pur girando un film più commerciale di quel che si pensa, Gibson non si piega ai gusti del pubblico di merda e propone ancora una volta i temi a lui più cari: la lotta del singolo, la Famiglia, la Madre (belle le figure femminili), la sofferenza come passaggio obbligato della vita.
In sintesi, un bel film, privo in fondo di contenuti particolari, con alcune intuizioni azzeccatissime, qualcuna geniale; un film assolutamente al di sopra della media dell'attuale cinema U.S.A. uno spettacolo assoluto per la vista e per l'udito; da vedere al cinema sicuramente. Non un film storico, (fanculo a tutte le polemiche che accusano Gibson di aver sminuito la civiltà dei Maya), non un film troppo violento (Fanculo al Tar del Lazio), non un film razzista (fanculo bla bla bla...). Insomma, un bel film, un grandissimo spettacolo, con qualche moderazione in più rispetto alle aspettative.
riempie l'etere: "IN A LANDSCAPE" by JOHN CAGE from "EARLY PIANO WORKS" performed by HERBERT HENCK
Osserviamo la lotta per la sopravvivenza di uomini-animali (in senso buono, cioè parte della natura dalla foresta). Il limite enorme del film è la pochezza di idee (in sede di sceneggiatura): la prima mezz'ora è davvero splendida: bellissime le sequenze di goliardia tra i guerrieri, l'autoironia del capo, la grande umanità della comunità (questo a confutare le solite accuse di razzismo), quando il villaggio viene attaccato ti aspetti una carneficina che non arriva; i prigionieri vengono "deportati" e assistiamo ad un surrogato della via crucis della Passione di Cristo; La sequenza del sacrificio è un'altro macello disatteso (che sia ben o male non sta a me dirlo); altra bellissima sequenza: la fuga dei prigionieri (capolavoro di montaggio), dunque la lunghissima epopea del protagonista. Dopo mezz'ora di film, sai già come andrà a finire ogni sequenza. Eppure lo spettacolo è totale, la fotografia e il montaggio sono da urlo: scene mai viste, interazione totale di luce-suono-azione. Gli uomini sono tutt'uno con la foresta che respira.
In tutto ciò, Gibson non vuole esaltare lo spettatore: Apocalypto non è Braveheart: non c'è patriottismo, non c'è una sequenza una che punti a "fomentare" il pubblico: Gibson si ferma (la musica pure) quando stai per alzarti e sollevare la tua scure da guerra.
Altra nota positiva: pur girando un film più commerciale di quel che si pensa, Gibson non si piega ai gusti del pubblico di merda e propone ancora una volta i temi a lui più cari: la lotta del singolo, la Famiglia, la Madre (belle le figure femminili), la sofferenza come passaggio obbligato della vita.
In sintesi, un bel film, privo in fondo di contenuti particolari, con alcune intuizioni azzeccatissime, qualcuna geniale; un film assolutamente al di sopra della media dell'attuale cinema U.S.A. uno spettacolo assoluto per la vista e per l'udito; da vedere al cinema sicuramente. Non un film storico, (fanculo a tutte le polemiche che accusano Gibson di aver sminuito la civiltà dei Maya), non un film troppo violento (Fanculo al Tar del Lazio), non un film razzista (fanculo bla bla bla...). Insomma, un bel film, un grandissimo spettacolo, con qualche moderazione in più rispetto alle aspettative.
riempie l'etere: "IN A LANDSCAPE" by JOHN CAGE from "EARLY PIANO WORKS" performed by HERBERT HENCK
scritto senza pensarci troppo da Psycoma quando l'orologio segnava le 17:21
e conservato senza cura alla voce punti di vista | commenti (3)


