lunedì, agosto 30, 2004
FUNÉRAILLES

E mentre, ritornando a casa, in una Cristoforo Colombo che affoga nella notte, fermo la mia macchina per guardare una Luna che farebbe commuovere i licantropi, penso (e ti dico ancora): Eppure tutta questa bellezza non vale tanto dolore. non vale.
riempie l’etere: “MISERERE MEI DEUS” by GREGORIO ALLEGRI performed by THE TALLLIS SCHOLARSgiovedì, agosto 26, 2004
NO HAY BANDA

riempie l’etere: “DIRGE FOR NOVEMBER” from “BLACKWATER PARK” performed by OPETH
martedì, agosto 24, 2004
UN SOGNO

E pare che sia morta davvero. Ogni giorno cerchiamo piccoli, piccolissimi segni. piccolissimi lumi che accendano i sentieri bui. che illuminino i pensieri neri. quelle piccole lanterne che ci fanno dire ho scelto la via giusta. ho sbagliato e presto me ne accorgerò. che traducono al nostro animo i sospiri del cuore. traduci questo. il senso dell'attesa che trasforma il presente, reinventa il futuro, filtra il passato. E ti dici beh forse le cose stanno cambuando forse davvero esiste una luce anche per me. traduci questo. traduci il senso infinito di perdita. salutarsi con un ci vediamo presto. rivedersi e capire che in realtà è stato un primo addio. un addio velato. prima di quello esplicito. quando dirai così non ce la posso fare, non posso più vederti. E la paura di sentirti chiedere MA PERCHE'. l'amarezza nel vedere la cecità. l'indifferenza alla tua fiamma. a quell'universo di piccoli segni e gesti. i tuoi segni. i tuoi gesti. che - ti accorgi - si stanno solo ammassando nell'angolo delle incomprensioni. le cecità che non puoi condannare. perchè in quegli occhi c'è solo sete di luce, fuoco, vita. non c'è colpa. non c'è condanna. ma Dio se fa male.

Perchè il dolore è troppo se non c'è una colpa. non sai che fartene di una distesa sconfinata di giustificazioni parole sorrisi svagati pensieri notturni condivisioni di universi paralleli. hai questo bel pugnale. ma non c'è il capro. non c'è tribunale. non c'è giudice sentenza. solo il fatto. solo la realtà. e trascorri le tue giornate fuggendo dall'orrore dello specchio. l'orrore del tuo riflesso. che ti mostra la verità. l'agnello è la tua anima. ma il pugnale lo stringe Lei in pugno. dita sottili affusolate. delicate di un suono piccolissimo. ma salde nel essere tutt'uno con il manico. disegnare un unica sagoma tra dita e lama. tra lei ed il tuo cuore. Cosa c'è nel cuore di un uomo. mani in tasca e sguardo alto sprezzante. ma non perchè ti senti bene. è l'unica alternativa. allo stare raggomitolato nell'angolo buio del tuo castello e proteggerti la testa con tutte le braccia. stringere gli occhi fino a respirare lampi di dolore. ascoltare la tua anima che prima urlava basta. ma ora è solo un vuoto contenitore. contenitore dei tuoi gesti stolti e speranzosi. dei tuoi castelli di nebbia che hai costruito immensi sul vulcano illusione. solo nebbia. solo nebbia. possibile. si. possibile. non è questo non è questo. altro è ciò che ci tortura. perchè mi guardi così? se ci fosse un suono uno. che riuscisse lontanamente a dare materia a questa vibrazione straziata. che fragore infinito questo silenzio. che fa eco alla galassia di pensieri teuti dentro. respinti dai muri che Lei costruisce così bene. Perchè mi chiede. quali muri mi chiede. questi dico. queste belle parole. questo tempio di realtà fittizia che ti fa sentire protetta da ciò che ti vorrebbe anche solo sfiorare. ma tutto questo è solo sopravvivenza. non si vive senza carezze. non si vive senza il dorso di una mano che ti sfiora il volto. senza due occhi che cercano di non perdere tutta la bellezza che ogni secondo cade lontano. l'assenza non è una risposta. come non lo è la presenza. Ma possibile che sia tutto illusorio. possibile? a tal punto - un istante solo un istante - la mia vita si è illuminata. a tal punto è mutato il sapore delle mie giornate. e Lei di tutto questo ignara mi guarda incredula. amarezza sì, ma quanta meraviglia. ed è quella che fa più male. la meraviglia. Angeli piangono finestre ridono. Di me, di tutto questo. dei bicchieri che non vogliamo vuotare. ancora schiavi di questi simbolismi piccoli stupidi infantili. come se il bicchiere vuoto ci dicesse è ora di andare. come se le poche goccie d'alcol rimaste sul fondo di vetro dessero materia alle parole che non riusciamo a dirci. io perchè le temo. tu perchè temi le mie.

Non resta molto da chiedere. cosa pensa cosa prova cosa c'è realmente dietro i suoi occhi. che tanta luce hanno mostrato. che - un istante solo un istante - hanno plasmato l'idea di Vivere. la mia idea di vivere. non ci sono domande. meglio un'indifferenza senza carezze. scambi di sguardi univoci. sorrisi intraducibili. l'amarezza del non detto. il rancore dei respiri mancati. delle frasi non percepite. distanze. distanze. miglia e miglia di trincee. che ha scavato paziente. quando la mia esistenza era solo un parallelo spazio-tempo che le correva accanto. ciascuno ha la sua arma. cisacuno le sue munizioni. ma pare che le mie stiano per terminare. e con loro la mia forza d'animo. la forza d'animo. e la mia fede nel respiro. il respiro che ti toglie ogni altra motivazione. il respiro che ti fa sognare giardini di paradiso. piccolissimi gesti incontrollati e così commoventi. lo scorrere di due dita l'una sull'altra. un capo reclinato che ti guarda asimmetrico. l'affogare muto in èparole dolci come carezze. il fruscio di carezze che pulsano lacrime di sorrisi eterni. tutto questo. non lo veedrò. non lo saprò. e - forse - ormai non lo voglio più. Una cosa forse. prima che Lei svanica. prima di accorgermi, voltando ancora una volta pagina, che non comincia un nuovo capitolo. ma un altro racconto è morto. le feste non finiscono. le feste muoiono. quando ti guardi attorno e vedi che in pochi sono rimasti. e quesi pochi bevono il loro ventesimo drink affogati tra i cuscini di un divano troppo logoro. ora che siamo giunti alla morte della festa. proteggimi dai tuoi peccati. dai tuoi sorrisi dai tuoi capelli dal tuo dolore dall' immensità che mi hai mostrato. proteggimi da te stessa. proteggimi dalla tua bellezza.

riempie l’etere: “QUIS PLUS AIMME” by GUILLAUME DE MACHAUT from “MOTETS” performed by THE HILLIARD ENSEMBLE
giovedì, agosto 19, 2004
UNDER THE CLOSED EYES OF PARADISE

"Fire is my world of burning desires.
martedì, agosto 10, 2004
QUALCOSA CHE MI TIENE LONTANO DA QUI...








