mercoledì, aprile 28, 2004
FRONTE SPIRITUALE

Ok. Questo è un post di attesa. Un post Stand-by. In attesa, cioè che la GAIA FORTUNAE MAGISTRA pubblichi il post definitivo. Il post, cioè, che parla della quintessenza di certo pacifismo italiano. Nel frattempo... musica!
riempie l'etere: "BLIND" from the EP "MERCILESS" performed by GODFLESH
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PAROLE CONTATE IN TASCA - VI
VENTINOVE. "Pino Daniele.... PROJECT " ???????? AH AH AH AH AH AH AH !!!!!!
TRENTA. Credo proprio che sia arrivato il momento di finirla. ma veramente. non credo di poter andare oltre.
TRENTUNO. "Tenzone - Linguistica". Ho vinto. E allora, carissima GAIA, posso dire con certezza che mi porti davvero la bontà degli angeli. Quindi, ti posso nominare personale "FORTUNAE MAGISTRA". Grazie.
TRENTADUE. Mi piace la donna con gli occhi tristi. lucidi. vivi. che ti guarda col capo un po' "all'ingiù". Che tu le accarezzi il viso con la mano. il palmo che bacia appena il collo. le dite annebbiate nei capelli. il pollice nuvola sullo zigomo. E tu guardi in quegli occhi che ti ci perdi. e le dici "va tutto bene". E lei, gli occhi, li chiude. E - sorriso timido - abbandona il viso nella tua mano.
riempie l'etere : "TORNIQUET" from the album "ANTICHRIST SUPERSTAR" performed by MARILYN MANSON
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parole contate in tasca |
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domenica, aprile 25, 2004
POLEMIKOS
PAOLO BUONISMOLIS (quello che diverte gli italiani con l'ESILARANTE gioco delle scatole) intervista un pluriomicida. uno che ha ammazzato "un certo numero di donne". Inquadrature alla Sergio Leone. Primi piani strettissimi. Slow-motion. Musiche da film. Insomma "Anche i maniaci assassini hanno un cuore". Non c'è dubbio. E io che avevo giudicato "15 MINUTI - FOLLIA OMICIDA" un film di merda. A questo punto, COSTANZO può rispondere solo con "la conversione al buddismo di un cardinale pedofilo". Devo vomitare.
ANTONELLO VENDESI e FRANCESCO DE' GRIGIORI hanno fatto un video. Cioè hanno fatto un VIDEODIMERDA (che è un unico concetto). Un video che può essere superato in bruttezza solo dalla canzone stessa. Non dico nulla. Solo che, il prossimo che mi viene a parlare di maturità artistica, di crescita, di nuovi percorsi.. giuro che lo lego alla mia Fiesta e lo trascino da casa mia al Circo Massimo, mentre canta "Ecco l'agnello di dio..."
MARCO ASINI non porta più sfiga. Meno male. Adesso mi tocca assistere alla sua redenzione. A partire da Luzzato che fa notare: "Sulla copertina del disco edizione post-sanremo, la foto è cambiata, la barba si è accorciata, Marco appare più sorridente" (non sono le parole esatte, ma il concetto è quello...). Ovunque vai trovi la sua faccia CONVINTA che sbraita la sua canzone-aborto sanremese. Roba che ha messo insieme almeno cinque brani già noti (e mica solo "She's the one" di quel cialtrone di BOBBI UILIAMS...). Cioè. Parliamone. Questo buonismo nazional-popolar-discografico (lo stesso buonismo che - per un periodo - ha trasformato Sanremo nel rifugio di cantanti ciechi-muti-sordi) è qualcosa di intollerabile. Quasi come Britni Spiars che prova a fare la puttana (ma ancora non ci riesce... gli mancano le basi...). Una cosa avevano fatto di buono le case discografiche: impedire all'autore di "vaffanculo", "bella stronza", "faccia di merda", "testa di cazzo", etc.... l'autore che ha trasformato un pezzo di storia (Nothing Else Matters) in... un pezzo di merda (mi pare fosse "e chi se ne frega"...)... ecco ... impedire all'autore di siffatta immondizia di tediarci acnora con le sue paranoiche lagne infarcite di melassa e perbenismo borghese MUCCINO-STYLE. E invece no.
Io dico: LA CENSURA ESISTE. USIAMOLA!
CAPAMOZZA (In questi post non può mancare...) è stato paragonato a FRANK ZAPPA. Secondo me già così è divertente. "Io vengo dalla luna...." Mai pensato di tornarci? Le sue canzoni avrebbero davvero uno scopo. quello di terminare il prima possibile.
LUCY, carissima LUCY. Sui critici , penso che hai proprio ragione tu. E' stata dura, ma alla fine sono ritornato sulle mie antiche posizioni.
riempie l'etere: "NEW DAWN FADES" from the album "UNKNOWN PLEASURE" performed by JOY DIVISION
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mercoledì, aprile 21, 2004
PERCHE' IL MALE TI PORTA A BRACCETTO

Troppe volte non ci rendiamo conto di quanto può far male quello che scriviamo.
perchè - nonostante tutto - non siamo mai capaci di pensarci nell'altro.
E restano gli egoismi.
E restano le solitudini.
E resta l'illusione di sentirci liberi.
Non preoccuparti. non dargli peso. ti fai solo del male.
Hai ragione. ma, a volte, certe parole fanno DAVVERO male.
Proprio perchè sono rivolte a CHIUNQUE.
Senza farsi troppe domande. senza RISPETTO.
Alla fine di tutto... buon viaggio Vincenzo.
Torna presto.
E - ti prego - torna vivo.
riempie l'etere : "O DOMINA NOSTRA" by HENRYK GORECKI
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martedì, aprile 20, 2004
NIMRODEL DANZA IN CINQUE OTTAVI

Do you hear the voice of Nimrodel? Adesso sì. adesso riesco a sentirli tutti quanti. a sentirli, a vederli. riesco quasi a toccarli. GLI ELFI. Magia. mistero. segreti antichi più del tempo. leggeri come battito d'ali. ANTON BREJETOVSKI, compositore innamorato del Tempo (e di TOLKIEN), si circonda di una corte di maestri che, come lui, amano CERCARE. Nasce CAPRICE, uno dei progetti più interessanti, validi e profondi degli ultimi anni. E dal progetto Caprice prende vita un album straordinario. ELVENMUSIC. Il titolo direbbe già tutto: la musica degli Elfi. Il titolo direbbe già tutto, se non fossimo circondati da una miriade di gruppi a cui piace definirsi "folk". Gruppi imbarazzanti per pochezza, disarmanti per pretenziosità. Gruppi che, attingendo liberamente (deliberatamente) all'immaginario di TOLKIEN, ci hanno bombardato con maghi, nani, elfi e mostri vari. Penso ai Blind Guardian e alla loro carriera fatta di pane, Tolkien e cavalcate metallare.
In questo scenario disastroso/disastrato di presunzione culturale ed ignoranza di fondo - dalla serie "Mi leggo un libro e ci faccio un'intera carriera, tanto i fan del metallo sono abbastanza beoti da bersi tutte queste cagate " (ebbene, in fondo, lo sono....) - ... ecco.. in questo scenario, arriva ELVENMUSIC. E allora capisci che le cose sono cambiate. Capisci che c'è ancora un varco per chi sa fare la differenza. In questo caso, CAPRICE.
Comincia la Musica. "THE REALM OF FAERIE". Il mondo fatato degli Elfi si sveglia, una voce antica e impastata come il tempo parla una lingua a noi incomprensibile. "PRINCESS MEE". Le note dell'arpa si muovono veloci tra le melodie leggere, mai ovvie, della voce. Seconda strofe. Il suono si colora di timbri sempre nuovi. Clarinetto. Oboe. Violoncello. Violino. Flauto Traverso. Fagotto. Clavicembalo. Ciascuno si ritaglia il suo spazio, in un flusso evocativo di emozioni. emozioni che portano luci e domande. magia ed inquietudine. La musica prosegue tra il canto del vento e le lontane montagne nebbiose. Tra una ninna nanna e la festa degli elfi della forseta. La storia continua (per sempre). tra brani più atmosferici (LULLABY) e danze bucoliche (THE MEWLIPS). Tra arrangiamenti minimali e melodie sfuggenti arrivano le aperture armoniche veramente di un respiro enorme (FAROVER MISTY MOUNTAINS). C'è spazio anche per due brani semi-strumentali. contrappunto e vocalizzi leggeri come farfalle. Poi, arriva il capolavoro. "OF TRUE THOMAS AND FAIRY QUEEN". Nel genere, una delle canzoni più belle, profonde, coinvolgenti e passionali che abbia mai ascoltato. Il violoncello, splendido solitario, introduce il dialogo rigorosamente femminile - come tutto l'album - tra INNA BREJESTOVSKAYA e NATASHA SHARAI. Entra il canto e ti si spalanca un universo incredibile. Un universo che ti parla dell'uomo, ma anche di qualcos'altro. di romanticismo e passione. di percorsi sempre nuovi e terre dimenticate dalla storia. Il finale, con i suoi giochi di voce (e quello lì è un FA sovracuto....), è commovente (e - per un attimo - mi proietta, con un sorriso, nel mondo del FLAUTO MAGICO, e nell'aria della REGINA DELLA NOTTE).
L'artwork è semplicemente meraviglioso. uno schiaffo di rovescio a tutta la costosissima pacchianeria che si trovi in album di questo genere.
Eppoi. I Musicisti. siamo lontani anni luce da tanti strimpellatori a buon mercato (tipo i musicisti dell'ultimo, deludente SOPOR AETERNUS). BREJETOVSKI arruola tutti maestri d'orchestra. L'esecuzione è splendida, senza sbavature. Oltre alla melodia trovi il colore, l'intensità, l'espressione. Lo spazio che ciascuno strumento si ritaglia non è mai ingombrante, mai gratuito. Eppure, in poche battute, viene fuori la personalità di ciascun musicista.
ELVENMUSIC è un album tanto incantevole quanto complesso all'ascolto. CAPRICE è un progetto RUSSO e la matrice ortodossa si sente. ciò che stupisce è proprio come BREJETOVSKI abbia raccontato il mondo degli ELFI ( e VERAMENTE è il PRIMO ad esserci riuscito senza apparire grottesco), attraverso una commistione - disarmante nella sua spontaneità - tra musica occidentale (medioevale, ma anche no) e musica di matrice slavo-ortodossa. La differenza si sente, c'è poco da dire. L'approccio compositivo, a noi, poveri occidentali, appare ostico. Quasi tutto l'album si muove su tempi dispari. spessissimo il cinque ottavi domina. CINQUE che è più di quattro e meno di sei. OTTAVI, che non sono lunghi quanto i QUARTI. E poi tempi tagliati, tutto amalgamato alla perfezione. Ascoltando questo gioiello, pensavo tristemente a quanto il logos greco ci abbia, in fondo, imprigionato. A quanto le anostre anime siano schiave del bisogno di regolarità . della NECESSITA' DEL QUATTRO-QUARTI. Che' così -sembra- non ti puoi sbagliare. Eccoci. Schiavi del nostro attaccamento patetico a ciò che è reale. e schiavi della regolarità.
LIBERO. ELVENMUSIC è un album libero. nelli tempi ( dispari e variabili) , nelle melodie (a volte davvero ostiche), negli arrangiamenti (colorati e mai monotoni) , nella composizione (leggera e mai monocorde). ELVENMUSIC è un album difficile. Un album che non mi sento di consigliare indiscriminatamente a tutti, proprio in virtù della sua complessità. ELVENMUSIC è un album evanescente. come l'universo che ci racconta. lOSTLUPUSMMEON fa da narratore fantasma. ti accompagna in un universo nuovo. tra un volo e un incantesimo.
E noi, qui, a scervellarci sui perchè e sui percome delle previsioni metereologiche.
Aspettando "ELVENMUSIC II".
OSTLUPUSMMEON appears courtesy of the world of Faerie"
IN ALTRE PAROLE...
TITOLO: "ELVENMUSIC"
AUTORE: CAPRICE
VOTO: *****
GENERI: Gothic / Folk / Camera
DIFFICOLTA': *****
PER FARTI UN'IDEA: "Of True Thomas and Fairy Queen"
riempie l'etere : "CHORAL (LANGSAMER MARSCH)" from "CONCERTO FUNEBRE" by KARL AMADEUS HARTMANN from the album “FUNEBRE” performed by MUNCHENER KAMMERORCHESTER, conducted by CHRISTOPH POPPEN"
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domenica, aprile 18, 2004
THE BEAUTIFUL ONE
"L'avevo sempre considerata una specie di mostro del tutto inconsapevole della propria mostruosità. Ed ecco, invece, scoprivo che era pienamente cosciente della sua situazione così disperata e pur così comune, di donna ricca e sola."
riempie l'etere : "I WOULD DIE 4 U" from the album "MUSIC FROM PURPLE RAIN" performed by PRINCE AND THE REVOLUTION
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sabato, aprile 17, 2004
LA PASSIONE DI CRISTO - PARTE III
OVVERO:
"QUID EST VERITAS?"

La morte soffia. soffia un vento sempre nuovo. il vento gelido che ti sorprende quando sei uscito di casa con la giacchetta leggera. La morte soffia. ed il suo vento ti sorprende. sempre. anche quando lo avevi previsto. E la tua barca se ne va fuori rotta. lontano. E tu fai fatica a capire se stai ancora viaggiando o ti sei fermato. Puoi solo attendere impaziente. attendere che il vento cali. Per cominciare a guardarti intorno. per cercare di orientarti, nel mare sconosciuto in cui ti ha spedito il vento. il soffio della morte. Già. tutto questo perchè l'universo che si nasconde dietro ciascuno fa è spaventosamente bello e segreto. E perchè i fantasmi esistono.
Postea sciens Jesus quia omnia consummata sunt, ut consummaretur Scriptura, dixit: "Sitio". Vas ergo erat positum aceto plenum. Illi autem spongiam plenam aceto, hyssopo circumponentes, obtulerunt ori eius. Cum ergo accepisset Jesus, dixit: "Consummatum est." Et inclinato capite tradidit spiritum.
Qui passum es pro nobis, miserere nobis.
Amen.
riempie l'etere : "RAISING THE CROSS" from the album “ THE PASSION OF THE CHRIST O.M.P.S. ” by JOHN DEBNEY
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giovedì, aprile 15, 2004
LA PASSIONE DI CRISTO – PARTE II
OVVERO:
ORIENTI E OCCIDENTI
CIOE’:
PETER GABRIEL HA PERSO

Non è mai facile recensire una colonna sonora. Per un milione di ottime ragioni. Perché, volente o nolente, è impossibile - ma soprattutto è SBAGLIATO – giudicala lasciando fuori la sua ragion d’essere, ovvero IL FILM. Ho sempre pensato che una buona colonna sonora debba essere la TRADUZIONE in musica delle immagini del film. Banale, ma assolutamente indispensabile.
Non puoi esprimere ciò che non sai. Non puoi raccontare ciò che non hai vissuto. Perchè le tue parole suonerebbero false e tristi come la risata di un clown.
Amo MONTEVERDI. Amo ALLEGRI, PALESTRINA, DE MORALES, BYRD, TALLIS, LASSO, BACH. E amo FAURE’, DURUFLE’, MESSIAEN, PART. Tutti musicisti che hanno composto grande, grandissima musica sacra. E l’hanno composta DA DENTRO.
Ora.
“THE PASSION OF THE CHRIST”, JOHN DEBNEY l’ha composta da dentro.
Cerco le parole giuste ... e trovo le stesse con cui esordivo nel post precedente. Sì. Perchè l’intera colonna sonora “THE PASSION OF THE CHRIST” ripercorre tutti i momenti del film. Ed è ascoltando QUESTA Musica (ancora e ancora) che mi rendo conto di quanto è profonda la cicatrice che ti ha lasciato il film.
UN VIAGGIO. Un viaggio a ritroso. Un viaggio nelle emozioni che hai vissuto in sala. E ti ritrovi ad osservare i volti, gli sguardi, le lacrime. a ripercorrere le strade, le cadute. A stringere i denti al rumore sordo dei chiodi. UN VIAGGIO. Un viaggio lungo i fili che legano l’angoscia alla speranza. ll dolore alla fede. la morte alla risurrezione. Fili che si riannodano tutti. Nel cuore. Ancora una volta devo parlare del CUORE.
Quello che Gibson ha messo nel film, DEBNEY l’ha messo nella musica. Immagini e suoni sono VERAMENTE una cosa sola. DEBNEY ci mette tutta la sua fede. E realizza il capolavoro. Il matrimonio perfetto tra la libertà atemporale delle scale orientali ed i secoli di tradizione compositiva Europea. La radice orientale è fortissima. nei suoni, nelle atmosfere. Il montaggio senza respiro del film è scandito da un tribalismo primordiale. Un tribalismo senza luogo e senza tempo. a volte inquietante, a tratti violento. Splendidi pattern ritmici (le percussioni africane sono straordinarie) non riescono ad imbrigliare il doppio violino di SHANKAR e GINGGER , né la voce di TANYA TSAROUSKA. Chiudi gli occhi. E rivedi il corpo che, stremato, lascia la croce e le forze. Puoi respirare, sì. Ma presto, dal fondo del buio che vedi intorno, un apertura orchestrale ti accende. Entra un coro immenso. E tutto è fuoco. E tutto è musica. Quello che puoi fare – ancora una volta – è aprire gli occhi, silenziose le lacrime, allargare le braccia e respirare il cielo.
Momenti emozionanti. innumerevoli. L’intensità di tutto l’album è enorme. Non c’è un tema particolarmente definito. Non c’è un “tormentone”. “Non risolve mai!” Già. La senti dentro. La stessa ansia trasversale che fluttua tra le note. La stessa commozione che si gonfia nel tuo cuore. Tra lunghi pedali, neri come la pece, e dolci archi, lontani come gli angeli.
“THE OLIVE GARDEN”. E l’aria diventa elettricità densa. “BEARING THE CROSS” . Il suo sudore divenne come goccie di sangue. E sei fluttuante in una vicenda che senti ormai di aver VISSUTO. E non ce la fai a tenere gli occhi aperti mentre ascolti ”PETER DENIES JESUS”. E respiri la polvere alle note di “THE STONING”. Il viaggio continua. E non puoi trattenere le lacrime durante “MARY GOES TO JESUS”. Faccio nuove tutte le cose. Il cielo DAVVERO si spalanca. E tu allarghi le braccia. Non ti resta che affogare nell’oceano di commozione di “CRUCIFIXION”. In cui le aperture orchestrali ti fanno cadere in ginocchio. dolore e tristezza.
E’ tutto lì. Davanti ai tuoi occhi. Come fosse ieri. La chiusura è esaltante. Il tribalismo più aggressivo e solenne scandisce una marcia trionfale. Il coro si innalza più alto del cielo in una sequenza grandiosa di modulazioni per terze minori. Il tema di “RESURRECTION” esplode e invade tutta l’aria che respiri. per poi morire sommesso in una chiusura orchestrale che racchiude, da sola, tutta la tragicità del viaggio che hai compiuto.
PETER GABRIEL ha perso. In molti (tra cui BAROQUE, mia carissima amica, nonchè eccezionale musicista e cantante) hanno visto – giustamente - delle similitudini con la colonna sonora composta dal fu Genesis per MARTIN SCORSESE ed il suo grottesco Gesù de “L’ULTIMA TENTAZIONE DI CRISTO”. Il fatto che SHANKAR e GINGGER collaborarono anche col cantante inglese non è casuale. Ed i forti richiami alla musica orientale sono innegabili. Però la similitudine finisce lì. Ed è solo di forma. appena appena superficiale. L’operato di GABRIEL per SCORSESE era coerente con il film. Un lavoro grottesco, poco credibile, incoerente, ma soprattutto (e lo sottolineo) INGENUO. La differenza è tra un cantante pop ed un grande musicista. Come può essere tra i (bei) testi di un TIM RICE ed il vangelo di SAN GIOVANNI. JOHN DEBNEY sa di cosa parla. Da molto tempo. E non si limita a scimmiottare la musica orientale. La filtra e la lega indissolubilmente alla polifonia occidentale contemporanrea, alla sinfonia romantica. In fondo, sposa l’aramaico con il latino.
“Thank-you Mother Mary, for your blessed gift, your protection, and your special grace bestowed.”
IN ALTRE PAROLE...
TITOLO: "The Passion of The Christ"
AUTORE: JOHN DEBNEY
VOTO: *****
GENERI: Soundtrack
DIFFICOLTA': *****
PER FARTI UN'IDEA: "Resurrection"
riempie l'etere : "JESUS IS CARRIED DOWN" from the album “ THE PASSION OF THE CHRIST O.M.P.S. ” by JOHN DEBNEY
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lunedì, aprile 12, 2004
LA PASSIONE DI CRISTO - PARTE I
OVVERO:
IL VOLTO

E’ buio nell’orto dei Getsemani. E tra i rumori dei segreti notturni si odono parole sussurrate. parole incomprensibili. parole di angoscia. Così comincia “THE PASSION OF THE CHRIST”. Ed in pochi minuti, senza aver avuto il tempo di prepararti, ti trovi scaraventato nel 33 DC, nella lunga notte in cui ha avuto inizio il calvario di Gesù Cristo. L’atmosfera è come pece. L’aria gravida di angoscia. Il respiro si fa sempre più lento e pesante. Non hai tempo per pensare. Non hai tempo per dirti: “E’ solo un film”. Non hai tempo per frugare nel tuo secchiello osceno di popcorn. Non hai tempo di prendere fiato. E non prenderai fiato. Fino alla fine del film. Fino alla morte. Quando, il capo del Cristo si china per sempre. Dopo interminabili attimi di buio e silenzio, una risurrezione intima, in sordina nella immagini, colossale nella musica.
Finisce il film. Finalmente trovo il tempo di guardarmi intorno. le due ragazze alla mia destra hanno gli occhi gonfi. i popcorn sono abbandonati sui sedili. il secchiello quasi pieno. la signora davanti raccoglie i fazzoletti. pallida. in molti restiamo seduti a guardare i titoli di coda. ad ascoltare questa musica enorme. Altri vanno via, tenendosi il cuore stretto al petto. qualcuno piange. qualcuno tace per non piangere. Vanno via. in silenzio. nessuno parla. nessuno commenta. Nessuno ha voglia di nessuno. Ascolto questa musica splendida. Chiudo gli occhi e rivedo in un sol fiato le immagini che ho vissuto. L’arresto. Il rinnegamento di Pietro. La congiura del Sinedrio. La tragedia di Giuda. Il processo davanti a Pilato. La flagellazione. E poi la Via Crucis. La Veronica. Simone di Cirene. Il Golgota. E rivedo la crocifissione. E la morte. Rivedo gli schiaffi, gli sputi, le frustate, il sangue, il sudore, le carni a brandelli, le ossa piegate, i fremiti del dolore, la lacrime disperate. Rivedo tutto questo. E mi accorgo che quello che è rimasto è ben altro.
E’ ben altro.
Per giorni, ho ascoltato decine di cialtroni saccenti e presuntuosi che bocciavano drasticamente la fatica di Gibson. Si è parlato tanto di violenza. di brutalità. Dell’attrazione morbosa di Gibson per sangue e sgozzamenti. Critiche. Sterili.
“The Passion of The Christ” è un film violento. Molto violento. E’ vero. Ma c’è dell’altro. Molto altro. Sì, perché la violenza passa. E passa in fretta. Lo stato d’animo che pervade tutto il film è l’angoscia. L’ha detto il grande Sören: “Umanità è angoscia”. ANGOSCIA. E’ questa la chiave di lettura prima del film. La violenza è solo un mezzo. Un mezzo tutt’altro che fine a sé stesso. Attraverso la rappresentazione così realistica dell’agonia infinita del Cristo, Gibson inchioda i tuoi occhi allo schermo. Ed il tuo cuore alla croce. Ed in questo c’è l’onestà del film: la “totale” partecipazione del regista alle sofferenze di Cristo. Partecipazione che inevitabilmente diventa dello spettatore. ANGOSCIA. Che cresce ad ogni fotogramma. Angoscia che diventa vergogna nelle lacrime di Pietro, disperazione nelle urla di Giuda, commozione negli sguardi di Maria (mai così meravigliosamente silenziosa). Angoscia che diventa pianto stesso nella sequenza-capolavoro della crocifissione.
Lo dico senza riserve: Gibson, il rozzo Gibson, il violento Braveheart, lo scanzonato Riggs, è stato grande. L’emozione è enorme. Il coinvolgimento è totale. Le lacrime sono tante. Escono fuori con violenza, lasciandoti un senso di impotenza innanzi a tanto dolore. A tanta sofferenza. A tanto amore. Le riprese sono incredibili, a volte claustrofobiche. Campi ristrettissimi, messe a fuoco ricercate, primi piani infiniti. E sguardi che ti tolgono il fiato. I personaggi si parlano con gli sguardi. E ti senti affogare nelle lacrime di Pietro. E ti senti morire quando ti ritrovi tra gli occhi di Maria e quelli di Gesù. Tra le lacrime ed il sangue.
Ci sono momenti cinematografici di assoluta bellezza. Due sequenze su tutte: quella in cui Maria corre da Gesù come faceva quando cadeva da bambino. E poi... tutta la crocifissione. Il dolore ed il pianto prendono il posto della brutalità. Ed il primo piano di Cristo, contratto dal dolore, che implora il perdono del Padre per i suoi uccisori mentre in sottofondo si ode il martello che inchioda il suo corpo deturpato al legno della croce ... è qualcosa che mi porterò dentro per molto tempo. Uno dei momenti più alti del cinema.
Dopo questo film, troppi Gesù cinematografici e televisivi perdono di credibilità. Senza nulla togliere all’eventuale grandezza cinematografica di Zeffirelli, Jewinson, Pasolini. Ma in questo film c’è IL CUORE. E questo si vede. Dopo questo film, molte frasi ormai ovvie assumono un significato differente. “Questo è il mio CORPO SPEZZATO per voi. Questo è il mio SANGUE VERSATO per voi”. Un senso nuovo. Corpo spezzato. Sangue versato. Ed il volto di Cristo. Sì, perchè di questo stiamo parlando: il cuore di THE PASSION è proprio IL CORPO E IL SANGUE DI CRISTO. E la contemplazione (senza ipocrisie o modernismi) del volto di Cristo. Sembra assurdo che sia necessario un film per arrivare a comprendere certe “sfumature”. E’ stato così.
“THE PASSION OF CHRIST” è un film immenso. Un film che ti entra dentro. E ci resta per molto tempo. Immagini grandissime, montaggio che ti toglie il fiato, una narratività assolutamente coinvolgente. E, su tutto questo, una partecipazione emotiva senza precedenti. Una commozione che nasce dal profondo dell’anima. E non è pena. E non è patetismo. E’ la forza con cui Gibson fa vivere, respirare il messaggio di Cristo, raccontando le sue ultime ore. Con la tragicità infinita che tutto ciò porta con sè.
Eppoi.... una colonna sonora esaltante. Ma ve la racconto nel prossimo post.
Riempie l’etere : “CRUCIFIXION” from the album “ THE PASSION OF THE CHRIST O.M.P.S. ” by JOHN DEBNEY
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venerdì, aprile 09, 2004
HO PRESENTE IL RESPIRO

E adesso, potete dire tutte le cazzate che volete.
riempie l'etere : "MISERERE MEI DEUS" by GREGORIO ALLEGRI performed by THE TALLIS SCHOLARS
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giovedì, aprile 08, 2004
PER SOLI, CORO E ORCHESTRA

Ieri sera. Orchestra Sinfonica Giovanile di Roma. Santa Maria in Ara Coeli. Wolfang Amadeus Mozart. REQUIEM K 626.
Il Requiem di Mozart è il Requiem di Mozart. E su questo non si discute, pare. O forse no. forse se ne dovrebbe discutere proprio perchè è il Requiem di Mozart. proprio perchè è la più famosa, la più eseguita, la più amata, e, secondo molti (non io) la più bella opera dell prodigio tedesco. E allora...
Quando, in una chiesa, si esegue il Requiem di Mozart, te ne accorgi subito. dal magma informe di persone che si accalcano ai piedi della porta d'ingresso. Non esiste opera che raccoglie - a priori - tale consenso "popolare" ( certo... niente a che vedere con l'acclamazione plebiscitaria di " Notre Dhamm De Parì ", ma questo - grazie a Dio - NON E' Notre Dhamm De Parì! ).
Il concerto si apre con quello che forse è il vero capolavoro di Mozart, ovvero AVE VERUM CORPUS. Niente esibizionismi, niente "effetti speciali" settecenteschi. Solo il coro sostenuto appena dall'orchestra d'archi. Esecuzione ineccepibile. Il maestro la batte lentissima, quasi in otto, ma il coro (novanta elementi) si muove tranquillo, nobile padrone del delicatissimo equilibrio delle trame armoniche del mottetto. Non si va oltre il "forte" e solo nel "in mortis". Spirituale. Mistico.
Comincia il Requiem. Erano un paio d'anni che non lo ascoltavo dal vivo. E l'emozione è stata grande. Terminato l' INTROITUS, l'animo s'accende all'incipit dei bassi nel KYRIE. e comincia la splendida fuga. quando il tema iniziale arriva ai soprani l'intera chesa è un malestrom di suoni densi e mistici. Sequenza: DIES IRAE. è chiaro che tutto il pubblico è infiammato nell'animo. La potenza espressiva, la forza scardinante del coro ti travolge senza possibilità di fuga. Ed è giusto che sia così. La sequenza scorre solenne, fino al suo termine. che poi, per me è il termine del Requiem: LACRIMOSA. Tutta la tragicità della morte ce l'ha messa lì, Mozart. Una tragicità disperata. Non si urla. Re minore ( e non poteva essere altrimenti). E tutto è manifesto. Puoi solo chiudere gli occhi. respirare questo capolavoro. E poi aprirli e contemplare le luci dorate dell'abside. Il momento più alto della serata. Commovente.
Il Requiem prosegue con la seconda parte (chiamiamola così). Che dire. Tutto è eccellente fino alla fine. Il coro è superbo. Tuttavia, in questa seconda parte, emergono i punti deboli dell'esecuzione, che poi è uno solo: questo concerto è un po' carente nelle dinamiche. Al popolo il Requiem piace. Non c'è dubbio. E, al popolo, il DIES IRAE piace molto di più del DOMINE JESU. Però... mi sembra che il maestro abbia voluto dare molta, troppa enfasi ai fortissimo (che all'orecchio medio - basso - piacciono tanto), non sfruttando al meglio le potenzialità di un coro di novanta elementi. Chè un pianissimo eseguito da novanta persone è qualcosa che ti porti nel cuore per molto tempo. Peccato. Davvero peccato.
Termina la COMMUNIO. Termina il Requiem. applausi applausi applausi. Dopo una decina di minuti, il bis.
Il bis, è fondamentale. Non tanto per l'esecuzione. E' fondantale per leggere il concerto. gli intenti. ed è fondamentale per la scelta del brano. La scelta del bis ti dice "a chi voleva essere indirizzato il concerto", ti dice (domanda che devi sempre farti quando vai ad ascoltare Mozart, Bach, Beethoven .. il classici, insomma) : "Da uno a dieci, quanto valuti l'intento pacchiano della serata?"
Ricordo, e, al ricordo, ancora mi emoziono, un romanzo di Seth (Una Musica Costante) in cui il "Quartetto Maggiore", al termine di un concerto di Schubert, esegue a sorpresa il primo contrappunto da L'ARTE DELLA FUGA.
Il maestro ha scelto DIES IRAE.
Ecco. La differenza tra popolo e plebe sta tutta lì. Tra ciliegina sulla torta e contentino riciclato. Mi aspettavo una chiusura ciclica con AVE VERUM CORPUS. Oppure il meraviglioo REX TREMENDAE. Invece mi ritrovo "il singolo del disco". Peccato. peccato davvero.
Ora! Dovrei intavolare un lungo discorso sul pubblico. e su come la musica si sia uccisa da sola nei secoli. Su quanto - secondo Me - la "culutura popolare" ha tirato nel pozzo del qualunquismo "l'arte sublime". Su come, oggi, l'industria cultural-musicale non CREA pubblico. Su come la gente conosce due dico due opere e gonfia la propria becera ignoranza (anelante alla gratificazione socio-culturale) con i soliti autori, i soliti cantanti (Pavarotti uber alles), i soliti luoghi comuni. E, soprattutto, su come l'accademismo squisitamente italiota ha intrappolato il popolo e la Musica tra quattro autori e tre opere. Tra il Settecento e l'Ottocento.
Ma questa è un'altra storia. E ve la racconto un'altra volta.
riempie l'etere: " SANCTUS " from REQUIEM Op.48 by GABRIEL FAURE'
scritto senza pensarci troppo da Psycoma quando l'orologio segnava le
11:49
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domenica, aprile 04, 2004
L'ESILIO DEL NOMOS
Spero vivamente di non incontrare alcun individuo che mi parli bene di BUBLE'. Non vale nulla, non inventa nulla, e quello che non inventa lo fa malissimo. Ci manca solo la diffusione di un nuovo psuedo-swing tarocco semplificato per principianti colti in superficie e corti nel profondo.
Spero ardentemente che il film di "Muccinino Piccolino" riceva TUTTI i premi - italianissimi - cui è candidato. Arriviamo prima possibile al trionfo della mediocrità, così possiamo cominciare la ricostruzione.
Spero onestamente che Capamozza non mi attraversi mai la strada. Perchè se prima potevo pure spendere un pensierino (piccolo piccolo) per il suo cagnolino e, all'evenienza, frenare... ora, dopo l'ultimo singolo-mtv-video, sfacciatamente ruffiano, sinistrorsamente populista, mtv-mente fluorescente, no. Non esiterei ad accelerare. Dopo aver spento i fari.
Spero utopisticamente di non imbattermi più in quei dementi di skin che c'erano ieri sera al Transilvania. Non credevo che esistessero ancora fantocci con le spillette "White Power". E io che mi sto facendo una T-shirt con Trombino & Pompadour "ASS POWER"...
riempie l'etere : " ROMEO IS BLEEDING" from the album "BLUE VALENTINES" performed by TOM WAITS
scritto senza pensarci troppo da Psycoma quando l'orologio segnava le
23:56
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UN PO' DI FATTI MIEI
OVVERO...
UNA CANZONE
- Quella che vorresti aver scritto tu:
SINFONIA N°3 HENRYK GORECKI... oppure... BOHEMIAN RHAPSODY
- Quella che vorresti fosse stata scritta per te:
INTO MY ARMS di NICK CAVE oppure SEAR ME
- Quella che ti fa venire in mente la tua infanzia:
LOVE'S BEEN GOOD TO ME di FRANK SINATRA
- Quella che riassume la tua adolescenza:
AMAZING degli AEROSMITH
- Quella che ti fa venire in mente un ex amante:
LA GONNA E L'INSALATA di ADRIANO CELENTANO
- Quella con cui vorresti / ti piace svegliarti:
FARAWAY SO CLOSE! di NICK CAVE
- Quella che ti fa venire voglia di ballare:
LOVE WILL TEAR US APART dei JOY DIVISION
- Quella che non vuoi sentire mai più:
RAIN AND TEARS degli APHRODITE'S CHILDS
- Quella che odiavi ma adesso ami:
MY WAY di FRANK SINATRA
- Quella che vuoi al tuo matrimonio:
MAGNIFICAT (a sei voci) di CLAUDIO MONTEVERDI
- Quella che vuoi al tuo funerale:
TUTTO il requiem di DURUFLE'... almeno... sicuramente "PIE JESU"
- Quella che descrive perfettamente un momento della tua vita:
TRUST dei CURE
- Quella che ti piace nella collezione dei tuoi genitori:
TANTE... DICIAMO... "NON MI SCORDERO' MAI" di CHARLES AZNAVOUR
- Quella che piace ai tuoi genitori nella tua collezione:
JESUS TO A CHILD di GEORGE MICHAEL
- Quella che non conosceresti se non fosse per un tuo amico:
LA COSTRUZIONE DI UN AMORE di IVANO FOSSATI
- Quella che ti fa venire in mente la prima cotta:
MORE THAN WORDS degli EXTREME
- Quella che ti fa pensare al sesso:
CLOSER dei NINE INCH NAILS
- Quella che ti fa pensare alla solitudine:
FUR ALINA di ARVO PART e A COLD CELL dei COIL
- Quella per quando sei incazzato:
LOCUST STAR dei NEUROSIS oppure BIONIC COCK dei TODAY IS THE DAY
- Quella con il miglior finale:
Il finale del PASSIO di ARVO PART
- Quella con il miglior inizio:
IN THE LAP OF THE GODS dei QUEEN
- Quella che più ti estrania dalla realtà:
BATWINGS (A LIMNAL HYMN) dei COIL oppure ALL IS FULL OF LOVE di BJORK
- Quella più triste:
AMANDOTI dei CCCP e AINDA dei MADREDEUS
- Quella che quando la senti ti fa sentire un gran fico:
DOUBLE DARE dei BAUHAUS
- Quella più brutta che hai in casa:
SIR ROYAL degli STORMLORD
- La migliore di una colonna sonora:
L'ULTIMO DEI MOHICANI, PROFONDO ROSSO e EDWARD SCISSORS HANDS
- La migliore cover:
SWEET DREAMS fatta da MARILYN MANSON / TAINTED LOVE fatta dai COIL
- La migliore da sentire in viaggio:
di giorno... FANGS'N'CLAWS dei WAGOOBA .. di notte... ROADS dei PORTISHEAD
- Quella che ti da la sensazione di stare sott'acqua:
PARANOID INLAY dei COIL
- Quella per uscire con gli amici e fare baracca:
KILL THE POOR dei DEAD KENNEDYS oppure GIVE IT AWAY dei R.H.C.P.
- Quella che ascolteresti mentre sei nello spazio e ti si sgancia il cordone che ti lega alla navicella (tanto sai che vengono a riprenderti):
FACILE... IL BEL DANUBIO BLU di STRAUSS
- Quella con cui sostituiresti “We Are The Champions”:
FEDELE ALLA LIRA dei CCCP
- Quella che ti mette addosso ottimismo:
IT'S A GOOD GOOD DAY di NICK CAVE / CALLETH YOU COMETH I degli ARK
- Quella che fa più paura al buio:
NOVENA DOLOROSA dei NENIA
- Quella da cantare sotto la doccia:
UN AMORE COSI' GRAAAANDE di CLAUDIO VILLA
- Quella per la tua città:
ROMA DIVINA URBS degli ABORYM
- Quella con il miglior duetto maschio-femmina:
THE FALLEN PRIEST di FREDDIE MERCURY & MONSERRAT CABALLE'
- Quella con il testo più divertente:
LA VENDETTA DEL FANTASMA FORMAGGINO di ELIO E LE STORIE TESE
- Quella con il testo più bello che hai mai sentito:
UOMINI PERSI di CLAUDIO BAGLIONI
riempie l'etere : "THE CHAUFFEUR" from the album "RIO" performed by DURAN DURAN
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18:56
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